La visione strategica del dominio cyberStefania Ranzato fonda DEAS nel 2018 partendo da una convinzione allora poco diffusa nel panorama italiano: il cyber non è un settore tecnico separato, ma una dimensione strutturale della sicurezza nazionale, della Difesa e degli equilibri geopolitici contemporanei.
Una dimensione in cui comprendere la minaccia è più importante che limitarsi a reagire ad essa.
Fin dall’inizio orienta DEAS verso un modello operativo costruito sulla simulazione realistica degli scenari cyber, sull’analisi del comportamento avversario e sulla comprensione delle capacità offensive che caratterizzano il conflitto digitale contemporaneo.
Per Stefania Ranzato l’hacking non rappresenta un’estetica tecnologica né una dimensione antagonista.
Rappresenta una attitudine.
Un metodo di osservazione della realtà basato su studio, precisione, adattamento continuo e comprensione profonda dei sistemi complessi.
Nel dominio cyber, comprendere come opera un avversario significa comprenderne logiche, obiettivi, catene operative, capacità di persistenza e modalità di propagazione. Significa studiare le TTP dei gruppi state-sponsored, simulare scenari reali e sviluppare capacità costruite per entrare nella logica operativa dell’avversario.
Per questo DEAS nasce con una forte componente offensiva orientata alla difesa strategica: non come finalità, ma come prerequisito per costruire protezione reale.
La visione di Stefania Ranzato supera il modello tradizionale della cybersecurity intesa come insieme di strumenti difensivi.
Nel conflitto contemporaneo il dominio cyber è una componente attiva della postura strategica di uno Stato, capace di influenzare continuità operativa, infrastrutture critiche, supply chain, comunicazione, intelligence e stabilità geopolitica.
In questo contesto, la cyber offensive assume un valore centrale non per l’attacco in sé, ma come capacità di comprendere il comportamento operativo della minaccia, le dinamiche di escalation, le tecniche di compromissione avanzata e i modelli di guerra ibrida che caratterizzano il conflitto contemporaneo. Comprendere come il dominio digitale interagisca con il dominio fisico, con le infrastrutture critiche e con gli equilibri geopolitici è ciò che permette di costruire una postura di difesa realmente evoluta.
Il cyber non può più essere considerato un dominio isolato o semplicemente “multi-domain”.
Le nuove architetture operative integrano continuamente capacità cyber, sistemi autonomi, AI, sensoristica avanzata, piattaforme UAV e capacità distribuite sul campo.
Il cyber diventa così un elemento trasversale che connette, influenza e abilita ogni altra componente operativa.
La comprensione di questi equilibri richiede una nuova cultura strategica: una cultura capace di leggere contemporaneamente tecnologia, geopolitica, automazione e comportamento umano.
In questo scenario, l’intelligenza artificiale non sostituisce la componente umana, ma la amplifica.
È la relazione tra capacità umana e capacità computazionale a realizzare il vantaggio strategico, che si manifesta in velocità di correlazione, simulazione, riconoscimento comportamentale, automazione decisionale e interpretazione strategica.
Per questo DEAS considera l’AI uno strumento integrato nei processi di simulazione, intelligence e analisi avanzata della minaccia.
La centralità rimane però nella capacità umana di interpretare contesto, intenzione e complessità.
Nel corso degli anni Stefania Ranzato ha trasformato questa impostazione in una delle realtà italiane di riferimento nel dominio cyber, mantenendo la guida strategica e la proprietà di DEAS.
La sua visione continua a promuovere una cultura della sicurezza fondata sulla preparazione, sulla simulazione realistica e sulla comprensione profonda della minaccia contemporanea.
Perché la sicurezza non è un prodotto da acquistare quando serve.
È una capacità che si costruisce molto prima.